Il caso Legnano e la sfida del consumo di suolo zero

C’è un paradosso tutto italiano, e squisitamente lombardo, che ridefinisce la demografia: la popolazione cala o stagna, ma il cemento avanza. Secondo gli ultimi report ISPRA, la Lombardia si conferma sul podio nazionale per la cementificazione, con oltre il 12% del territorio ormai impermeabilizzato da una crescita trainata soprattutto dai comuni di medie dimensioni. Ma cosa succede quando si zooma sul nostro territorio, a Legnano? E come possiamo invertire la rotta sfruttando gli strumenti urbanistici attuali?

La Lombardia non è solo la locomotiva economica d’Italia, è anche la regione che divora più suolo vergine a causa di logistica e capannoni. E come se non bastasse adesso arrivano anche i data center. A livello locale, Legnano sconta un passato di intensa industrializzazione e una densità abitativa storicamente elevata. La sfida del nostro comune non è più quella di espandersi verso l’esterno, dato che lo spazio è quasi esaurito, ma di gestire l’enorme eredità delle aree dismesse senza aggredire l’ultimo verde rimasto.

Fortunatamente, qualcosa si sta muovendo grazie alla Variante Generale al PGT (Piano di Governo del Territorio) entrata in vigore nel settembre 2024. Il nuovo piano urbanistico ha messo sul piatto alcune contromisure drastiche, a partire dal Bilancio Ecologico del Suolo (BES), il principio cardine secondo cui se si cementifica da una parte, bisogna scementificare o compensare dall’altra. Inoltre, rispetto ai piani passati, il nuovo strumento ha ridestinato ad uso agricolo e naturale oltre 531.000 metri quadri di aree che prima erano considerate edificabili, potenziando contemporaneamente la Rete Ecologica Comunale e i parchi locali per blindare i confini verdi della città.

Il PGT è un’ottima base di partenza, ma la pianificazione sulla carta deve tradursi in realtà quotidiana con proposte concrete. In primo luogo, serve una rigenerazione spinta delle ex aree industriali come la ex Franco Tosi o la ex Bernocchi. Sfruttando il Tessuto Urbano Consolidato (TUC), il Comune deve scoraggiare l’abbandono applicando tassazioni mirate sui proprietari che lasciano i capannoni vuoti, rendendo al contempo snelli e convenienti i processi di bonifica.

In secondo luogo, si dovrebbe puntare sulla de-impermeabilizzazione, il cosiddetto depaving. Sfruttando gli oneri di urbanizzazione, si possono premiare i costruttori che rimuovono attivamente l’asfalto da vecchi piazzali abbandonati o parcheggi sovradimensionati per trasformarli in giardini drenanti, restituendo letteralmente respiro alla terra. Infine, per evitare che la domanda di nuove superfici si sposti sul verde nell’attesa delle grandi varianti urbanistiche, bisognerebbe introdurre la formula del riuso temporaneo, permettendo l’utilizzo di aree dismesse per eventi, mercati o parchi cittadini temporanei o magari dati anche a molte associazioni che ne fanno richiesta.

Non possiamo più permetterci di trattare la terra come una tela bianca da riempire a piacimento. La svolta di Legnano ha dimostrato che invertire la tendenza si può, cancellando mezzo milione di metri quadri di potenziale cemento. Ora la sfida si sposta sui progetti reali: rigenerare il vecchio per salvare il nuovo.

Foto: Palazzo Malinverni, sede del comune di Legnano (fonte: Wikipedia)

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