Il Parco Castello di Legnano come “Hub della Biodiversità”

Oggi voglio parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore e che potrebbe essere un progetto futuro per la città di Legnano, che vorrei più verde e salubre, e che ha riflessi diretti proprio qui, sotto casa nostra, tra i viali del Parco Castello e le sponde dell’Olona. Parliamo della Nature Restoration Law (Legge di ripristino della Natura).
La Nature Restoration Law (Legge sul ripristino della natura) è il primo regolamento europeo che non si limita a “proteggere” ciò che resta della natura, ma impone di riparare ciò che abbiamo già danneggiato. è un impegno vincolante che punta a ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’Unione Europea entro il 2030, per poi arrivare a tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.
Mentre le leggi precedenti, come la Direttiva Habitat, creavano delle “isole” di protezione circoscritte, questa legge punta tutto sulla connettività. L’obiettivo è che la natura torni a scorrere ovunque, anche all’interno delle nostre città, migliorando concretamente la biodiversità, la qualità dell’aria e la nostra capacità di resistere ai cambiamenti climatici.


Ma veniamo a noi. Come possiamo calare questa legge nella realtà di Legnano? Il nostro gioiello verde, il Parco Castello, insieme alle aree limitrofe, è il candidato ideale per beneficiare di queste nuove direttive europee. Ecco alcune direzioni fondamentali per trasformare il Parco e le aree verdi cittadine seguendo lo spirito della legge.
Il fiume Olona è l’anima di Legnano, ma per decenni è stato costretto in argini artificiali che ne hanno limitato la vita biologica. La Nature Restoration Law promuove attivamente la rimozione delle barriere obsolete. Una possibile applicazione pratica sarebbe la creazione di zone di esondazione controllata (la zona dietro al Castello) e sponde “morbide” con vegetazione riparia proprio nel tratto che costeggia il Parco Castello, fondamentale per creare riparo per tutte le specie animali che vivono il nostro fiume. Questo intervento non solo aiuterebbe la fauna locale, ma aumenterebbe la sicurezza della città riducendo il rischio di alluvioni.
La legge chiede espressamente di aumentare lo spazio verde urbano, evitando che i parchi diventino oasi isolate. Il Parco Castello di Legnano deve smettere di essere un’isola chiusa. Vanno realizzate delle “connessioni verdi” o green belts che colleghino fisicamente il Castello al Parco Alto Milanese e alla Valle Olona, creando percorsi sicuri per gli impollinatori e i piccoli mammiferi.
Il bosco del Parco Castello ha bisogno di una cura che guardi alla qualità, non solo alla quantità. Ripristinare non significa semplicemente piantare nuovi alberi a caso, ma curare la diversità delle specie presenti. Un piano d’azione efficace prevederebbe la sostituzione progressiva delle specie alloctone con piante tipiche della nostra pianura, come farnie e carpini, oltre alla gestione di zone di legno morto per favorire la vita di funghi e insetti essenziali per l’equilibrio del suolo, cosa che adesso manca!

Picola nota: l’anno scorso abbiamo condotto un esperimento tra Via del Carmelo (viale alberato con dei bellissimi platani che danno un’ottima copertura sulla strada) e la vicina via Ebolowa. Abbiamo misurato la temperatura al suolo nello stesso giorno di agosto alla stessa ora e tra le due vie c’era una differenza di 6 gradi, ovviamente la via alberata era la meno calda. Questo ci fa capire ancora una volta l’importanza degli alberi nella nostra città. Ma di questo ve ne parlo in un altro articolo.


Possiamo concludere dicendo che questa legge è uno strumento che ci permette di immaginare e pretendere una Legnano più vivibile. Vedere il Parco Castello non solo come un luogo per il jogging o il picnic, ma come un polmone pulsante e connesso, è il primo passo per un futuro più fresco e pulito per la nostra Legnano.

Un saluto,
Claudio Pio Clemente

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